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Home FRANCO BATTAGLIA (Energia e Clima) Sarà il carbone a salvare la bolletta "Dr.F.Battaglia"

Sarà il carbone a salvare la bolletta "Dr.F.Battaglia"

 

Sara' il carbone a salvare la bolletta " Dr.F.Battaglia"


L’Autorità dell’energia ci informa di una cosa che sapevamo già e che sussiste da svariati lustri: la bolletta elettrica italiana è la più elevata d’Europa. Più precisamente, a dire il vero, il kWh elettrico italiano, sia per le famiglie che per le aziende, sia al netto che al lordo delle imposte, è il più elevato al mondo. Il perché non è difficile comprenderlo.

 

 

Innanzitutto, non abbiamo la materia prima per produrre l’energia elettrica che produciamo, né gas né carbone,e dobbiamo importarla. Secondo, abbiamo deciso di preferire quello e snobbare questo, ma il gas è ben più costoso del carbone: per farla breve, i costi del kWh da gas sono per l’85% costi di combustibile e solo il 15% sono costi di impianto ed esercizio. Tanto per un confronto col resto del mondo: la produzione di energia elettrica è da gas per il 20% nel mondo, in Usa e in Gran Bretagna, per il 10% in Germania, per il 5% in Francia,mentre lo è per il 50% in Italia. Terzo, siamo l’unico Paese al mondo che per produrre elettricità brucia ancora costoso e prezioso petrolio (per la verità, l’unico assieme ai Paesi Arabi). Quarto, abbiamo bisogno di più energia elettrica di quella che riusciamo a produrre: oltre 6 GW (gigawatt), un buon 15% del nostro fabbisogno elettrico(che è di circa 40 GW) lo importiamo come tale. Più precisamente, siamo il Paese con la più alta quota al mondo,in assoluto, di energia elettrica di importazione. Chi ce la fornisce è presto detto, anche se gli elettroni non hanno etichetta: il Paese con la più alta quota al mondo di esportazioni (circa 9 GW) è la Francia, che la produce per l’80% da nucleare. Detto diversamente, quando nel 1987 dicemmo ciò che fu poi interpretato politicamente come un no al nucleare, di fatto facemmo del nucleare un (ennesimo) bene d’importazione. Più precisamente, per l’importazione elettrica abbiamo speso per 20 anni, ogni anno, quanto avremmo speso ad installare un reattore nucleare in casa ogni anno: non abbiamo voluto costruire reattori nucleari in Italia, ma abbiamo pagato noi la costruzione di quelli in Francia.

 La colossale quantità di denaro che va a beneficio della Francia per l’energia elettrica o dei Paesi del Nord Africa o del Nord ed Est Europa per il gas, è, naturalmente, denaro sottratto ai nostri servizi e al nostro benessere. Quando ci chiediamo come mai l’efficienza delle nostre scuole o dei nostri ospedali è inferiore a quella dei Paesi vicini, abbiamo una parte di risposta: il nostro denaro serve per approvvigionarci d’energia. La quale è lo strumento primario per creare posti di lavoro: è il consumo d’energia ciò che crea posti di lavoro. Senza energia non si produce, e se non si produce vuol dire che non si lavora. E anche se l’energia fosse disponibile, se lo è a costi più elevati che altrove l’imprenditore energivoro offre lavoro altrove.

 Col tentativo nucleare, questo governo aveva provato ad avviare un circolo virtuoso, di cui avrebbero beneficiato soprattutto i nostri figli, visto che i reattori nucleari non si fanno in una notte. Nell’immediato, comunque, avrebbe dato rinnovate speranze a coloro che, desiderando operare in Italia, altro non desideravano che poter guardare fiduciosamente a essa come ad un Paese normale, inserito in un’Europa ove quella nucleare è la prima fonte di energia elettrica. Il governo, però, è stato debole: non ha saputo difendere il proprio stesso operato e i ministri alle Attività produttive e all’Ambiente – va detto, anche se altrimenti apprezzabile il primo e una signora la seconda – hanno brillato per la loro assenza durante la campagna referendaria, cioè non sono stati all’altezza dei loro ruoli.

 Se il governo (non questo governo, ma qualunque governo) pensasse che l’esito referendario abbia eliminato una grana (il processo lungo e tutto in salita di installare reattori nucleari), si illuderebbe di grosso: se ci si era conquistato un po’ di terreno nell’affrontare il problema energetico, il referendum ha fatto rovinosamente riprecipitare al punto di partenza. Ma la salita rimane. Al momento, le risorse che avrebbero dovuto essere impegnate per affrontarla stanno andando a inebriare le tasche dei piccoli, medi e grandi speculatori delle energie cosiddette alternative, cioè delle energie che devono ancora essere inventate. Quando la sbronza sarà finita, potremmo essere forse fuori tempo massimo, sicuramente più poveri. Cosa fare, allora, nel breve termine? Con coraggio anticipare quanto prima la fine della sbronza fotovoltaica ed eolica, e con altrettanto coraggio potenziare l’uso del carbone. Quanto al nucleare, dimenticarlo. Salvo insegnarlo nelle scuole sin dalle elementari, affinché fra cinque o dieci anni, quando i nostri ragazzi saranno obbligati a riprenderlo in considerazione, non accada più che l’agenda di politica energetica sia dettata, in Italia, da comici, cantanti e saltimbanchi.


Dr.Franco Battaglia

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